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Medico Chirurgo

Specialista in Ortopedia e Traumatologia

L'eccellenza è la diretta conseguenza della passione per una materia, se non addirittura per argomenti di nicchia in essa contenuti; per tale ragione mi dedico esclusivamente alla chirurgia della mano e del piede.
 
Tuttavia bisogna saper guardare il tutto con occhio differente, avere una visione di insieme ed un approccio integrato e funzionale alle super-specializzazioni.
 
Il mio obiettivo nella pratica clinica è di avere un’ampia visione del benessere e della salute puntando con maggior forza alla prevenzione delle patologie muscolo-scheletriche tramite il concetto da me ideato di Ortopedia Olistica Antiaging.

Patologie trattate

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Ossigeno-ozono terapia

COME FUNZIONA L’OZONO

L’ozono è la forma triatomica dell’ossigeno gassoso e come tale è instabile poiché uno dei tre atomi tende a separarsi e a reagire con altre strutture molecolari. È proprio da questa instabilità che derivano le sue proprietà biochimiche. Lo stress ossidativo causato dalle interazioni dell’ozono con i composti biologici a livello intra ed extra-cellulare induce la produzione a cascata di quella serie di enzimi citoprotettivi che hanno la funzione di eliminare i radicali liberi.
La serie degli eventi biochimici scatenati a livello dei tessuti dalla somministrazione di ozono è molto articolata ed è strettamente dipendente dalla concentrazione e dalla modalità di somministrazione utilizzata: nell’impiego terapeutico la finalità è quella di generare uno stress ossidativo moderato, controllato e transitorio, atto a stimolare le risposte fisiologiche difensive. L’ozono inoltre determina localmente una modulazione della trasmissione algogena, da un lato riducendo la produzione di mediatori dell’infiammazione e dall’altro agendo direttamente sui sistemi di controllo endogeno del dolore.

Gli effetti generali dell’interazione dell’ozono con i composti biologici includono poi l’attivazione dei processi metabolici cellulari a favore della produzione di energia, la stimolazione dei flussi transmembrana di ossigeno, la regolazione delle caratteristiche reologiche dei globuli rossi con miglioramento della perfusione a livello del microcircolo, la modulazione delle risposte immunitarie, le azioni battericida, fungicida e virostatica.

LE VIE DI SOMMINISTRAZIONE

Le modalità di somministrazione attualmente autorizzate dal ministero della Salute sono sei.
– Grande autoemoinfusione: consiste nel prelievo e reinfusione diretta in circuito chiuso di 100-200 mL di sangue del paziente dopo arricchimento con una miscela di O2O3 a concentrazione variabile a seconda degli obiettivi del trattamento (10-80 μg/mL di gas per mL di sangue)
– Piccola autoemoinfusione: consiste nel prelievo di pochi mL di sangue del paziente che dopo arricchimento con la miscela di O2O3 vengono iniettati per via intramuscolare profonda anziché per via endovenosa.
– Iniezione sottocutanea, intramuscolare e intrarticolare: consiste nell’inoculazione diretta nei tessuti interessati di una miscela di O2O3 a concentrazione variabile in base alla localizzazione e agli obiettivi terapeutici.
– Insufflazione per via rettale, vaginale, uretrale: consiste nell’introduzione di una miscela di O2O3 attraverso le vie suddette tramite catetere.
– Via topica: consiste nell’esposizione alla miscela di O2O3 di un’area cutanea delimitata e isolata all’interno di un involucro di plastica.
– Terapia idropinica: consiste nell’assunzione per via orale di acqua ozonizzata.

Assolutamente controindicate sono, invece, la somministrazione diretta nel circolo sanguigno, per via endovenosa o endoarteriosa, e la somministrazione per via inalatoria

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MENO PESO RIDUCE IL DOLORE ARTICOLARE NEL PAZIENTE OBESO

L’artrosi è una malattia multifattoriale, sono diversi i fattori di rischio che concorrono al suo sviluppo e uno dei più importanti e l’obesità. Il legame tra obesità ed artrosi è stato ampiamente documentato in particolare per quanto riguarda l’artrosi del ginocchio e dell’anca. I soggetti obesi presentano un rischio doppio di sviluppare gonartrosi rispetto ai soggetti normopeso. La buona notizia è che l’obesità rappresenta però il principale tra i fattori di rischio “modificabili”, cioè sui quali si può intervenire al fine di prevenire e/o limitare la progressione di una malattia. La perdita di peso permette infatti di ridurre i sintomi dell’artrosi, e in particolare di migliorare la funzionalità articolare.


Ma come può l’obesità innescare l’artrosi?

I principali meccanismi sono due: biomeccanico ed infiammatorio. Spesso entrambi intervengono contemporaneamente.
Il primo riguarda l’aumento del carico sulle articolazioni, favorendo così il cosiddetto “stress” della cartilagine. In condizioni fisiologiche, il carico a cui sono sottoposte le articolazioni non ha effetti dannosi sulla cartilagine o sugli altri tessuti articolari; svariati tipi di esercizi fisici sono infatti efficaci e privi di rischio anche per i soggetti affetti artrosi. Nei soggetti obesi invece l’aumento del carico è responsabile, da un lato di alterazioni della postura, e, dall’altro, di un aumentato stress articolare secondario all’elevato peso del corpo. Studi clinici e animali hanno fornito chiara evidenza che un carico “anormale” può portare ad alterazioni della composizione, struttura, metabolismo e proprietà meccaniche non solo della cartilagine ma anche degli altri tessuti che concorrono a costituire le strutture articolari. In particolare, è stato osservato che questi cambiamenti corrispondono alle modificazioni che caratterizzano l’artrosi negli stadi iniziali, suggerendo che lo stress “iperfisiologico” può essere coinvolto nell’eziopatogenesi di questa malattia.
Il secondo meccanismo riguarda invece la presenza di un moderato stato infiammatorio sistemico presente nei soggetti obesi. La sua interazione con i fattori biomeccanici promuove la progressiva degradazione della cartilagine, ma il dato da sottolineare è che tale degenerazione coinvolge tutte le articolazioni, anche quelle non sottoposte al carico, come ad esempio le mani. Il tessuto adiposo è infatti in grado di produrre una serie di sostanze infiammatorie tra le quali: le citochine (IL-1, IL-6, TNF), la leptinaleptina e l’adiponectina con forti effetti sui processi biologici della cartilagine. Negli obesi, una restrizione calorica che porti ad una diminuzione di peso di 3 kg causa una marcata riduzione dell’IL-6, ritenuta la citochina principale che lega l’infiammazione e l’obesità. La riduzione del BMI ed in particolare della massa grassa riduce il rilascio di molecole infiammatorie prevenendo il rischio di artrosi. Una riduzione di peso di 5 kg diminuisce il rischio di artrosi di circa il 50% e più in generale la perdita di peso porta ad un miglioramento della sintomatologia dolorosa e della funzione delle articolazioni (anche in soggetti con artrosi), specialmente se combinato con l’esercizio fisico adeguato (nuoto, cyclette, cammino).
In Italia la prevalenza dell’obesità, così come quella dell’artrosi, è in aumento. Questo ha comportato inevitabilmente l’aumento della prevalenza di altre patologie correlate (diabete, aterosclerosi, dislipidemie, etc) mettendo in evidenza il ruolo dell’educazione alimentare e dell’esercizio fisico quali componenti di un sano e corretto stile di vita, atto a mantenere uno stato di buona salute.

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Dr. Alberto Astone
Medico Chirurgo
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Prevenzione, diagnosi e trattamento delle patologie muscolo-scheletriche

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